Il decreto attuativo del piano Transizione 5.0 è ormai vicino al traguardo.
Il piano prevede l'agevolazione degli investimenti in beni strumentali effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028 mediante l'iperammortamento.
Ci sono ancora alcuni aspetti tecnici da definire ma in linea di massima la situazione è definita. Tra le modifiche più significative, viene eliminato il vincolo che avrebbe limitato gli acquisti ai soli beni prodotti nell’Unione europea. Restano invece confermate le tre comunicazioni obbligatorie da trasmettere al Gse (Gestore servizi energetici): una preventiva, una di conferma e una finale al completamento dell’investimento. Sul tavolo resta però anche l’ipotesi di una quarta comunicazione annuale per il monitoraggio della spesa.
L’impresa dovrà trasmettere innanzitutto i dati identificativi, la tipologia e l'ammontare dell’investimento, poi entro 60 giorni dall’esito positivo della prima comunicazione, l'impresa deve comunicare il pagamento di un acconto pari ad almeno al 20% del costo di acquisizione. Per i beni in leasing finanziario, questo requisito si considera soddisfatto con la stipula del contratto e con l’impegno assunto dalla società di leasing verso il fornitore.
La terza ed ultima comunicazione, riguarda il completamento degli investimenti: il riferimento resta quello previsto dal Tuir, con attenzione alla consegna del bene. Questo aspetto può agevolare le imprese che hanno avviato investimenti complessi nel 2025 ma riceveranno parte dei beni nel 2026, consentendo loro di accedere comunque all’iperammortamento sulla base della prenotazione originaria.
Il Decreto va incontro alle aziende informatiche, ed ai software in cloud, che vengono erogati in modalità as-a-service quindi attraverso canoni di abbonamento non soggetti ad ammortamento tradizionale. L'articolo di riferimento ai beni immateriali, precisa, "il beneficio è calcolato anche rispetto ai costi sostenuti a titolo di canone d'accesso". È un passaggio che amplia concretamente la portata della misura, recependo una richiesta forte del settore ICT.
Sul fronte delle semplificazioni, invece, arriva una frenata. Nella nuova bozza scompare la possibilità, per i beni materiali e immateriali fino a 300mila euro, di sostituire la perizia asseverata con un’autodichiarazione del legale rappresentante. Una scelta che va nella direzione opposta rispetto alle aspettative di molte imprese.
La bozza conferma inoltre le tre fasce di maxi-ammortamento: 180% fino a 2,5 milioni di euro, 100% oltre 2,5 e fino a 10 milioni, 50% oltre 10 e fino a 20 milioni. Un chiarimento rilevante precisa che soglie e massimali andranno considerati separatamente per ciascuna annualità del piano: 2026, 2027 e 2028.
Infine, si rafforzano i controlli. Il Gse sarà chiamato a effettuare verifiche documentali sugli investimenti agevolati, mentre le imprese dovranno conservare tutta la documentazione utile, non solo ai fini dei controlli del Gestore ma anche per le ordinarie attività di accertamento dell’Agenzia delle Entrate.